L’avanzata anglo-americana

di Simone Guidorzi

Per tutto l’inverno ’44-’45 le Divisioni anglo-americane furono costrette a mantenere posizioni difensive lungo l’Appennino settentrionale ed in Romagna. Solo a primavera la situazione si sbloccò ed a partire dal 20 aprile 1945 l’avanzata incominciò ad interessare i territori della valle del fiume Po. Le truppe anglo-americane risultavano formate da soldati provenienti da molte nazioni: Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Brasile, Sudfrica, Nuova Zelanda, India, Nepal ed italiani inquadrati nel Corpo di Liberazione Italiano oppure a supporto logistico, come le compagnie “Pack Mule”. L’avanzata anglo-americana risultò assai rapida grazie alla progressiva diminuzione di approvvigionamenti alle linee nemiche ed all’appoggio dell’aviazione che poteva godere della pressoché completa supremazia nei cieli. L’avvicinamento al fiume Po fu caratterizzato sempre più da episodi di distruzione e di abbandono di mezzi ed equipaggiamenti, che trovarono il loro apice lungo la riva meridionale del fiume. Inoltre le retroguardie dei reparti tedeschi in ritirata furono decimate da numerose rese e diserzioni. L’arrivo al fiume dei contingenti anglo-americani non fu omogeneo e si concentrò nei giorni 22, 23 e 24 aprile 1945. Per il superamento del fiume furono utilizzati, in un primo tempo, imbarcazioni d’assalto e poi traghetti, pontoni e mezzi anfibi, come Dukw, Lvt-4 Amtracs ed alcuni M-4 Sherman DuplexDrive, ma fu in seguito agevolato dalla costruzione di ponti, come i classe 9 tipo Treadway, i classe 20 tipo Pontonbridge ed i classe 40 tipo Bailey.