di Simone Guidorzi
Tra il 20 ed il 24 aprile 1945 il grosso dei reparti germanici giunse al fiume Po a seguito del ripiegamento dall’Appennino settentrionale e dalla Romagna. Compresi in tali reparti vi erano anche soldati italiani, che potevano risultare direttamente arruolati tra le fila tedesche, solo aggregati in quanto appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana, o indipendenti e semplicemente affiancati ai tedeschi. L’ormai schiacciante supremazia dell’aviazione anglo-americana costrinse le truppe in ritirata a movimenti quasi esclusivamente notturni e a celare, durante il giorno, uomini e mezzi sotto la vegetazione ed all’interno degli edifici. L’arrivo al fiume Po e la mancanza di sufficienti mezzi di attraversamento costrinse i reparti germanici a distruggere tutto il materiale pesante che non poteva essere portato a nord del fiume e che poteva ritornare utile al nemico. Numerosi incendi ed alte colonne di fumo caratterizzarono, in questo periodo, i territori lungo la riva meridionale del fiume Po. L’attraversamento avvenne, per i più fortunati, sfruttando i pochi traghetti e le imbarcazioni a disponibili, ma in molti casi a nuoto o utilizzando tutto ciò che di galleggiante venne racimolato. A questo scopo si utilizzarono camere d’aria estratte dalle ruote dei veicoli, taniche e barili, assi e materiale vario in legno, mastelle per il bucato e numerosi altri oggetti che venivano rapidamente presi senza nessun criterio di opportunità; l’obbiettivo era la disperata volontà di raggiungere la riva opposta.






